Istituto museale
delle droghe e della prevenzione

Il museo stupefacente

Ideazione, contenuti, responsabilità Dott. Giuseppe Montefrancesco

23
sabato
settembre

Chi siamo

La prevenzione, che opera in differenti momenti di un dato fenomeno al fine di prevenire gli effetti della sua completa espressione, appare di particolare difficoltà quando deve confrontarsi con comportamenti non direttamente indirizzati da una sola ragione o certamente non ben definibili.

Di conseguenza l’atto o gli atti preventivi paiono non riuscire a modificare l’andamento del processo o quanto meno non risulta con certezza quantificabile la reale riduzione o eliminazione dei fattori di rischio o il potenziamento dei fattori protettivi.

Da questo punto di vista le varie metodologia di intervento utilizzate nel mondo riferiscono certamente della necessità di comunque operare ma nessuna di questa è apparsa possedere, mostrare reale efficacia rispetto ai punti prima riferiti.

E’ di particolare insegnamento quanto riportato da Fagiano et al., in una ricerca pubblicata su Cochrane che esaminava numerosissimi e differenti interventi preventivi, che segnalava con forza i motivi o il motivo della parziale efficacia di questi nei confronti dell’uso di droghe:

“ …noi in realtà non conosciamo il percorso che motiva o scatena tale comportamento…..se pure appare avere nei tanti individui la ripetuta presenza di fattori scatenanti pur tuttavia l’innesco di questi ha un insieme di ragioni assolutamente individuali. L’individualità della scelta, processo a sua volta dominato dalla diversità ed unicità di elaborazione delle esperienze personali, rende il percorso di avvicinamento all’uso di droghe assolutamente imprevedibile. “

Tra l’altro a meglio definire la particolarità del fenomeno e l’assoluta mancanza di una regola generale sta il fatto che la maggior parte di coloro che, per vari motivi si avvicinano alle droghe, non diviene consumatore abituale ne quindi tossicodipendente.

Il fenomeno del consumo di droghe e dei comportamenti d’abuso senza sostanza (gambling, internet addiction, sex addiction e t al.,) si può dire caratterizzato da 3 elementi principali che lo rendono multifattoriale: persona, sostanza e circostanza.

Questi tre elementi definiscono una esistenza, con origine nelle caratteristiche, psicologiche, psichiche e genetiche, nelle circostanze socio-ambientali, nel tipo di sostanza o comportamento frequentato. Tutte queste possono da sole o in associazione risultare in elementi protettivi o di rischio ed indipendentemente e contraddittoriamente alla loro stessa natura.

Ciò con evidenza segnala una dato incontrovertibile: affidarsi alla “ordinarietà” di interventi non consegna risultati certi ed in ogni caso è consigliabile percorrere strade assolutamente alternative a quanto sinora prodotto.

PRINCIPIO GUIDA

Il fenomeno dell’uso di droghe od anche quello dei comportamenti d’abuso è secondo mia personale opinione sostanzialmente ( o addirittura fortemente spinto, indotto) governato da processi di comunicazione. Ritengo che parametri prima esposti (persona, sostanza e circostanza) non avrebbero la facilità di soccombere o di imporsi negativamente se non fossero amplificati, potenziati e, spesso ex novo indotti, da una complessiva situazione culturale che, esplicitamente e senza alcuna limitazione etica, induce la ricerca di mille ricompense e tra queste quelle conseguenti il consumo di droghe.

L’uomo moderno, più che in ogni altra epoca, è un cliente che ossessivamente consuma; egli è afflitto ed insultato da numerosissimi messaggi che fanno intravedere un possibile e definitivo stato di benessere.

Più esplicitamente l’uomo attuale soffre di uno stato di “ipertensione emotiva” che innesca un costante instabilità ed un desiderio di soddisfazione perennemente insoddisfatto.

In più, assieme ad altre e complessive ragioni, il fenomeno delle droghe ha il favore della velocità di espressione e la costanza di cambiamenti inimmaginati che rendono gli interventi sempre in ritardo, quasi definibili come “all’inseguimento”.

Altro sostanziale svantaggio è che l’uomo in quanto tale è strutturalmente dipendente e quindi con facilità e necessità può con facilmente catturato dagli infiniti percorsi del desiderio.

Il raggiungimento di una relativa quiete psicologica non è quindi possibile né da alcuna ideologia o processo consumistico favorito. In sostanza è questa una guerra che non potremo mai vincere.

Se quanto detto rappresenta una condizione realisticamente poco aggredibile, al tempo stesso descrive la condizione di un mercato in cui le istituzioni, e gli interventi come sinora formulati, non sono mai riusciti ad essere parte di questo, veramente e alternativamente concorrenti.

Salvo che nei riguardi dell’alcol o della nicotina o attualmente nel gioco d’azzardo patologico, dove più che concorrente, lo Stato è colui che impone il mercato indipendentemente dai noti rischi presenti, per il resto chi impone il mercato, con tutte le sue leggi, processi di comunicazione e luoghi di produzione e vendita, è solo l’illegalità.

In realtà non esiste un concorrente; non esiste un linguaggio differente, non esiste un luogo dove comprare differentemente.

Mai è stata impostata una strategia preventiva in cui bisognava vendere i propri prodotti con un idoneo linguaggio, con strategie di marketing o con ogni altro mezzo che ci possa disegnare come parte di quel particolare mercato dove taluni vendono droghe altri vendono prevenzione.

Come allora essere protagonisti di un processo concorrenziale ?

Riprendo il concetto del luogo e dei suoi vantaggi.

La necessità principale del luogo risiede nel fatto che a differenza di quanto sinora osservato, ovvero una sorta di inseguimento inconclusivo e interminabile del fenomeno droga, sempre determinato da una ultima urgenza ( talvolta la prevenzione ha presentata rispetto all’utente una certa somiglianza ad una vendita porta a porta), noi costruiamo il “nostro negozio” dove far giungere l’utente che “acquista” ogni forma di prevenzione e “vede” praticamente, e finalmente in totale trasparenza, tutti gli aspetti del mondo delle droghe. E’ come imporre una nuova la direzione del mercato delle droghe e “a vendere” le droghe ci siamo anche noi.

La potenza del principio è nella emersione totale del fenomeno non più appannaggio esclusivo della illegalità o al massimo della patologia conseguente, ma popolare, evidente, comprensibile, non più seduttivo, scientificamente corretto, spettacolare, coraggiosamente concorrente.